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Racalmuto e la sua storia
E' una storia tutta da ricordare: quella della nostra Racalmuto. Inventariare le bellezze artistiche di un paese ed investigarne gli scrigni colmi di tesori è una naturale propensione, per chi è in grado di emozionarsi al cospetto di talune visioni, pregne di sfolgorante bellezza.
I Sicani qui si assieparono, nei loro villaggi, sorti nei paraggi di qualche grotta.
Una su tutte la famosa GROTTA DI FRA DIEGO LA MATINA, il Frate eretico, immortalato da Leonardo Sciascia, in MORTE DELL'INQUISITORE, il saggio- inchiesta, sull'unico caso della tragica e tristissima storia dell'Inquisizione, culminato con l'uccisione da parte proprio del Frate condannato al rogo del suo inquisitore.
Provenienti dalla lontana Spagna o dalla Liguria, popolarono le nostre valli, alle pendici dei nostri monti.
E tra queste alture c'è da annoverare il MONTE CASTELLUCCIO, sul cui cocuzzolo gli Arabi e poi i Normanni, pensarono bene di appiccicarvi una fortezza che fungeva anche da torre di avvistamento, così come ce ne sono a decine disseminate in tutta la Sicilia e visivamente collegate tra di loro.
Lo stile arabo-normanno e poi le federiciane torri di un altro maniero, si abbatterono invece sulla vallata, dove ancor'oggi si ammirano le fattezze architettoniche di un castello che per le sue cilindriche torri, simili a quelle di un cannone, dai Racalmutesi da Chiaramontano qual è, è stato ribattezzato LU CANNUNI.
Così, come i pastorelli attorno alla grotta di un presepe, sorsero le basse costruzioni che incoronano questo gioiello dell'architettura medievale, impreziosito con numerose gemme che, altro non sono, se non quelle PARROCCHIE DI REGALPETRA, di cui Leonardo Sciascia si è occupato a partire degli anni '50, in un romanzo quasi 'storico' che sviscera gli intrecci e le trame di una Racalmuto, immersa, tuffata od in grande apnea, se preferite, in un bacino di di ammalianti richiami storico-letterari e di tradizioni più o meno entusiasmanti e coinvolgenti.
Dalla sfera laica a quella religiosa, il passo è breve.
Ed infatti la storia di un popolo, dalle origini ai nostri giorni, si snocciola, senza tentennamenti, riavvolgendosi su sè stessa, in una sorta di circolarità profetica.
Segno che Racalmuto era destinata a diventare MICROCOSMO del mondo intero, una sorta di SUMMA TEOLOGICA che si dispiega tra le tante chiese e conventi, tra statue lignee o di cartapesta, bassorilievi, stucchi, intarsi lignei o delle splendide pitture religiose del racalmutese Pietro D'Asaro, il MONOCULUS RACALMUTENSIS o del palmese PROVENZANI.
Una teoria di edifici religiosi che affollano un fazzoletto di terra, 15 chiese e 6 conventi che insistono in qualche ettaro di suolo mirabilmente sottratto alle agricole coltivazioni.
Fontane e lavatoi, sorgenti d'acqua, stradine strette e tortuose, sulle quali svettano le architetture chiaramontane, la cui noblesse si estrinsecò, attraverso delle araldiche investiture, quando l'originaria normanna baronia, nel Cinquecento, viene elevata a CONTEA.
Emiri, Baroni e Conti, si sono specchiati sulle copiose fonti d'acqua in un paese che, riesce persino ad esprimere una propria borghesia, in una Sicilia, sino al Novecento, alle prese con una forte, retriva e retrograda tensione feudale.
Ci riferiamo alla Borghesia della zolfara celebrata da Rosso di San Secondo, Pirandello e Leonardo Sciascia e che segna il cammino di una civiltà divisa tra due estreme e strenue fatiche, quella dei contadini e quella degli zolfatai e successivamente dei salinai.
Eppure lo zolfo ed il sale della terra continuano a stupirci, producendo ulteriori gioielli di architettura.
Ci riferiamo ad uno splendido teatro calato nell'Ottocento in quello che era stato, fino a quel momento, il giardino di un'altra splendida perla, costituita dal Convento, oggi palazzo municipale, delle CLARISSE DI SANTA CHIARA.
Questo è il CONTESTO urbano, architettonico e fieramente storico o protostorico in cui siamo immersi, quando passeggiamo tra le pietre di Racalmuto.
Ogni angolo evoca un pezzo di storia, uno squarcio di leggenda!
Sontuosi santuari con scalinate costruite apposta per farvi salire cavalli e devoti cavalieri, alle prese con i loro furori religiosi e che ogni anno, a luglio, si spingono al galoppo sin dentro il Tempio dedicato alla Madonna del Monte, in occasione di superbi festeggiamenti.
Piazze incorniciate da mirabili architetture non solo religiose, ma anche civili e sforacchiate da particolarissimi archi a botte.
Un'armonia, insomma di grandi pretese architettoniche e di artistiche illuminazioni mentali e culturali.
Con Leonardo Sciascia in testa, il già citato pittore manierista del Seicento, Pietro D'Asaro, giureconsulti, famosissimi medici, filosofi e studiosi di ogni genere e numerosi cantanti lirici anche di fama internazionale, quali Salvatore Puma e Luigi Infantino.
Questa è, tanto per gradire, la Racalmuto che con grande soddisfazione e gioia di godermela, amministro, mutuando grandi stimoli ed immaginifiche idee, da un passato davvero tutto da ricordare.
Salvatore Petrotto
sindaco di Racalmuto e
presidente delle Fondazioni L. Sciascia e
Teatro Regina Margherita