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Umberto Santino

SICILIANISMO

 
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La memoria secondo Lombardo e seguaci

La storia della Sicilia non ha bisogno di "sicilianismi"

di Umberto Santino

 

Cara "Liberazione", ho letto gli articoli pubblicati sul giornale dei primo agosto sulla ripresa del sicilianismo e vorrei fare qualche considerazione. Fin dal suo atto di nascita, con il Comitato "Pro Sicilia" ai tempi dei processi per il delitto Notarbartolo (1893) e poi con il separatismo nel secondo dopoguerra, il sicilianismo ha avuto una precisa funzione. Quella di fare da collante ideologico, basato sulla difesa del buon nome della Sicilia e sui "torti" che lo Stato le avrebbe fatto, da rimborsare con lo statuto speciale e moneta sonante, per assemblare un blocco sociale interclassista, a sostegno di soggetti delle classi dominanti, più o meno definibili come "borghesia mafiosa (un'ipotesi analitica su cui chi scrive lavora da alcuni decenni), interessati a rafforzare e perpetuare il loro potere. A questo sistema che creava subalternità e dipendenza, gli strati popolari hanno cercato di sottrarsi, soprattutto nel periodo delle lotte contadine. Purtroppo quella stagione di lotte si è conclusa nel sangue e nell'emigrazione. A cosa mirano oggi Lombardo e i suoi seguaci, lanciando una crociata contro l'Unità d'Italia e in particolare contro Garibaldi e Cavour e mandando qualche moccolo a Ulisse che accecò il corregionale Polifemo? Pensano di chiamare a raccolta i siciliani e di evitare in questo modo di fare la fine del vaso di coccio accanto a Berlusconi e Bossi, assicurandosi una buona fetta di risorse per la Sicilia, con le grandi opere e un federalismo fiscale conveniente per l'isola? Pensano di fare grandi passi su questa strada prendendo a martellate qualche lapide e cambiando nome a qualche strada? E per sottrarsi ad antiche voracità pensano che basti avere come assessore qualche magistrato, come aveva già fatto Cuffaro? Staremo a vedere. Comunque su uno dei personaggi di cui si è parlato in questi giorni, una "modesta proposta" l'avrei anch'io. Penso a Franceso Crispi e in particolare al monumento dedicatogli in una piazza di Palermo. Sul monumento c'è ancora la scritta, quanto meno "datata": "La Monarchia ci unisce". La scritta dovrebbe essere cancellata e, se proprio non si può fare a meno del monumento, propongo di fargli fare qualche passo indietro (c'è uno spazio alle sue spalle) e di porre davanti ad esso qualcosa che ricordi i massacri, ordinati da Crispi, dei protagonisti dei Fasci siciliani, alla fine del 1893 e nei primi giorni del 1894. Basterebbe una pietra con le indicazioni dei luoghi e delle date dei massacri che costarono la vita a più di 90 manifestanti. Non occorrono né grandi progetti né grandi spese. Il Centro Impastato dalla sua fondazione svolge una "campagna della memoria", avviata con il convegno nazionale "Portella della Ginestra: una strage per il centrismo" del 1977, continuata con l'attività per salvare la memoria di Peppino, quando era uno sconosciuto e per tanti un terrorista-suicida, con la pubblicazione della Storia del movimento antimafia, con la proposta di costruzione di un Memoriale-laboratorio della lotta alla mafia, ancora in alto mare, e nell'ottobre dell'anno scorso con la pubblicazione di un libro di Giovanni Abbagnato sul dirigente sindacale Giovanni Orcel e la collocazione, in collaborazione con la Cgil regionale, di una lapide sulla facciata della Biblioteca regionale, in Corso Vittorio Emanuele, per ricordarlo sul luogo del suo assassinio (1920). Anche recenti pubblicazioni, come "Storie di donne", "L'agenda dell'antimafia", "Breve storia della mafia e dell'antimafia, si inseriscono in questa "strategia della memoria". E abbiamo più volte proposto di collocare una lapide al numero 97 di Via Alloro, nel palazzo dove il 21 e 22 maggio del 1893 si svolse il congresso dei delegati dei Fasci. Questi segni gioverebbero a ricordare eventi dimenticati e probabilmente invoglierebbero a conoscere un po' meglio la storia della Sicilia, senza sicilianismi.

Umberto Santino

presidente del Centro Impastato di Palermo

(Pubblicato su "Liberazione" del 06/08/2008)